Il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo

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Pur spesso accolto da giudizi contrastanti, il suo cinema è senza ombra di dubbio uno dei precursori — nonché, secondo molti, uno dei più riusciti esponenti — di quello che oggi chiamiamo, talvolta a sproposito, umorismo demenziale. Ovvero, il carattere comico delle gag viene esasperato a tal punto da rinunciare al realismo tipico della commedia e approdare alla farsa che è, per definizione, surreale.

Un incontro, quello tra gli studenti e il cinema amatoriale, che sembra funzionare: tre film realizzati in due anni ed ora arrivano anche i premi e i riconoscimenti. Fattori, questi, di non facile divulgazione, che costituiscono assoluta novità nella specifica produzione nazionale, ma proprio per questo coraggiosi e innovativi.

A guerra conclusa la produzione rifiorisce quasi subito, tornando in breve tempo al ritmo frenetico degli inizi, prediligendo i generi usuali cui affiancare saghe locali, o bibliche, e opere in costume il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo gusto hollywoodiano. Se solido mestiere e profonda consapevolezza caratterizzano anche le filmografie di Lamberto V. Il cinema è un importante strumento di espressione e rinascita: un mezzo culturale e linguistico fondamentale per riportare e trasformare in immagini la Storia attraverso una profonda analisi geopolitica, in grado pure di sviscerare il rapporto esistenziale, e non solo, che lega il popolo alla terra di appartenenza.

Cinema che meriterebbe di essere ripensato a prescindere dalla sua attuale dimensione festivaliera. Reed, che fu inizialmente attore, poi direttore di scena in teatro e infine regista cinematografico, tenne costantemente, nel corso della sua vita, un basso profilo, essendo ostinatamente avaro nel rendere dichiarazioni e interviste.

Da questa traumatica esperienza deriva senza dubbio la sua scelta di il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo un personaggio specifico, ricorrente in molti suoi film.

Si tratta del bambino che partecipa al mondo degli adulti senza comprenderlo totalmente. Tra il e il fu autore di appena 10 film, trattandosi peraltro di produzioni su scala maggiore, di carattere internazionale e dedicate a un pubblico più ampio. Ebbe una grande capacità di rendere il senso del dramma.

In sostanza, Reed esprime un profondo pessimismo, temperato appena da una lieve ironia. Reed fu sempre fedele ad una concezione artigianale — industriale del cinema. Nel suo cinema non esiste un unico elemento stilistico che è dominante in ognuna delle sue opere. Egli seppe fornire sempre una serie di risposte pragmatiche ai problemi specifici di ogni film.

Dal punto di vista tecnico, fu estremamente meticoloso. Fu abilissimo nella direzione degli attori, possedendo un notevole talento per comprendere e valorizzare interpreti di varie nazionalità, al di là della sua persistente inclinazione a scegliere attori specializzati nella recitazione di opere del teatro vittoriano — edwardiano.

Non tollerava eccessi, imponeva un controllo ferreo e puntava alla sobrietà. Fra le attrici, protagoniste di una galleria di eroine fataliste che chiedono solamente alla vita di risparmiare gli uomini che amano, si annoverano: Margaret Lockwood, Alida Valli, Kathleen Ryan, Michèle Morgan e Sophia Loren Commentiamo le opere più significative di Reed, realizzate il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo ventennio in cui si distinse maggiormente.

Nel film, non particolarmente inventivo rispetto alla fonte letteraria, si mescolano il tema sociale e una vicenda personale e sentimentale. Il protagonista, Davey Fenwick Michael Redgraveè una figura controversa, un minatore-studente che, grazie al conseguimento di una borsa di studio lascia il lavoro.

È un dramma che racconta un periodo storico in cui il Paese si sentiva gravemente minacciato. Ed è chiaro il parallelismo con la situazione determinatasi in quella stessa epoca della Seconda Guerra Mondiale.

Spazia dai preparativi il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo D-day, allo sbarco in Normandia fino al V-E day e si conclude mostrando le drammatiche scene della liberazione dei sopravvissuti nei campi di concentramento. È il risultato della revisione di centinaia di filmati ufficiali e si avvale di una presentazione del mitico Generale Eisenhower. Reed costruisce un thriller dove risaltano la velocità delle azioni e la tensione. La qualità delle immagini notturne è eccezionale: strade traslucide, edifici in penombra e sagome umane minacciose.

Si concentra nel week-end in cui il bambino è lasciato solo con la servitù nella grande casa londinese, dopo la partenza dei genitori per una vacanza. Il film mostra la confusione morale del piccolo di fronte alla falsità e alla doppiezza del mondo degli adulti; egli è incapace di distinguere tra falsità cruciali e irrilevanti. È un thriller atipico, ricco di suspence, costruito con raro acume per la psicologia dei personaggi.

Si conclude con un finale a sorpresa, apparentemente ironico, ma terribile e amaro. In effetti la tragedia della fine di un sentimento di amicizia è ben più grave di quella del possibile delitto che in realtà non è tale, essendo stato presunto in base a false apparenze. Reed ha inventato una Vienna cupa, barocca, espressionista, bieca e angosciosa.

Racconta la storia di uno scrittore statunitense Joseph Cotten che si reca a Vienna per incontrare il suo vecchio amico Harry Lime Orson Welles. Ma, giunto in città, ne apprende la morte. Anche in questo caso il protagonista è un uomo immorale, ma affascinante, amato da una donna sentimentale e idealista. La fotografia di Desmond Dickinson mostra, con intensità e con felice taglio documentaristico, la disfatta morale, prima ancora che materiale, della Germania, una nazione sconfitta e devastata.

Al centro della storia vi è Susanne Mallison Claire Bloomuna giovane inglese sinceramente commossa dalla miseria in cui vivono i berlinesi.

La donna si sente attratta da Ivo Kern James Masonun opportunista che fa la spia doppiogiochista tra gli occupanti occidentali e i russi. Anche in questo caso è indimenticabile la sequenza finale di Ivo-Mason intrappolato nella terra di nessuno tra settore occidentale e orientale, scoperto e vinto. Un film che mette alla berlina il genere thriller-spionistico.

Il protagonista, il quarantenne James Wormold Alec Guinnessun circospetto e comico venditore di aspirapolvere inglese trapiantato a La Habana, è reclutato dal servizio segreto britannico. Questo individuo il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo, tranquillo e azzimato, è in realtà una simpatica canaglia, furbetta e maldestra. Inventa falsi complotti e vende informazioni fantasiose per giustificare il suo salario di spia, ma provocherà la morte di un amico.

Il cinema, nei casi migliori, ha contribuito alla percezione del disagio regalandoci ritratti veritieri, come nel caso dei film di Loach o in quelli della Comencini e di Cantet. Sequenze e immagini che raccontano il fantasma di un equilibrio che la vita e il lavoro ridefiniscono giorno dopo giorno.

La lotta è contro il padrone di una fabbrica francese, un tedesco che ha deciso di chiudere i battenti lasciando a casa gli operai contraddicendo gli impegni assunti. Sincerità e determinazione di un cinema che esprime il senso umano e sociale del lottare per resistere umanamente. Nel momento in cui ne veniamo privati veniamo spogliati anche del nostro ruolo sociale.

Allora il mondo comincia a subire il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo una serie di disfunzioni. Competitività è proprio il termine utilizzato da una responsabile delle risorse umane che non compare accreditato nel film per giustificare il licenziamento.

I lavoratori si sacrificano e i profitti aumentano, ma i proprietari della Perrin Industries decidono comunque di chiudere per delocalizzare dalla Francia alla Romania.

Come a dire che il lavoro, nella società attuale, è il tema centrale del dibattito. Battocletti, Perdere il lavoro a 50 anni. Mel Brooks New York, è da molti considerato uno dei più grandi registi comici il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo del dopoguerra.

Con le sue parodie surreal-demenziali, Brooks ha aperto la strada ad un intero genere filmico che, pur con esiti altalenanti, r esiste ancora oggi. Dopo una lunga gavetta come cabarettista nei locali, comincia a scrivere testi per diversi comici televisivi. Brooks satireggia con garbo il mondo del teatro e pennella una serie di gag e battute notevoli che hanno retto piuttosto bene la prova del tempo una delle migliori è quella del casting, in cui un centinaio di attori terrificanti si presenta coi baffetti per avere la parte di Hitler.

Comincia qui la prolifica collaborazione del regista con Gene Wilder, che divide la scena con il grandissimo Zero Mostel; attore comunista, ex perseguitato dal maccartismo il suo era uno dei nomi scritti sulla celebre lista nera di HollywoodMostel venne parzialmente riabilitato anche grazie a questo film.

In Russia, nelun ex nobile caduto in disgrazia dopo la rivoluzione apprende che la suocera morente nascose anni addietro un tesoro dentro le vecchie sedie della sua sala da pranzo. Qualche sparuta gag efficace non salva questo film brutto, poco divertente, noioso.

La satira non graffia, la comicità slapstick, spesso ottenuta con fastidiose rinvelocizzazioni, è francamente datata, i personaggi sono scritti male e poco interessanti. Nel Colorado del un gruppo di speculatori che sta costruendo una ferrovia non sa come cacciare dal territorio di Rock Ridge i legittimi abitanti, colpevoli di non lasciare per denaro la loro terra. I biechi decidono dunque di punirli con un imperdonabile affronto: mandar loro uno sceriffo di colore per creare il caos.

Qual è il suo segreto? Poco convinto, raggiunge comunque il posto e fa il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo conoscenza del gobbo maggiordomo Igor Feldmandella giovane e avvenente assistente Inga Teri Garr e della misteriosa governante Frau Blucher Leachmanterrorizzatrice di cavalli. Lee — il film non è una parodia né del romanzo né dei film da esso derivati.

È piuttosto, come amava definirla lo stesso Wilder, una rilettura in chiave comica della storia originale. Della quale restano forti alcune riflessioni molto profonde, mai soffocate dalla vena comica del film: come quella sulla solitudine del mostro, quella sul bisogno di essere accettati nonostante la diversità, quella sulla società che necessita di un capro espiatorio per sfogare la propria frustrazione. La scelta di girare in un bianco e nero di rara finezza costruisce immagini di squisita eleganza, mentre molte trovate di sceneggiatura sfiorano spesso la poesia da brividi il finale con Igor che suona il violino, fuori dal castello.

Uno su tutti? Un gioco di parole intraducibile in italiano che Lionello seppe reinventare in modo assolutamente geniale. Protagonista della storia è il regista Mel Spass Brooks che, aiutato dai collaboratori Bellocchio e Trippa gli inseparabili Marty Feldman e Dom DeLuisecerca fondi e attori per girare, ai giorni nostri, un nuovo capolavoro del muto.

I l regista si rivela anche un ottimo atleta: quasi tutte le gag slapstick funzionano grazie alla sua esplosiva fisicità. Le gag sono continue, sempre surreali, e presuppongono un pubblico informato sui successi del momento. Le trovate sono spesso a livello di barzelletta, ma una su tre funziona. Certo, la trovata somiglia più a un espediente sin troppo facile per chiudere il film frettolosamente piuttosto che ad un elegante colpo di il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo, ma alla fine si rivela efficace e perfettamente in linea con la poetica del regista.

Il Michigan che dà in cinema la prova su alcolismo col dare una grossa mano alla resistenza rischiando la loro stessa vita. Film non diretto da Brooks, dunque, ma profondamente brooksiano nella finezza linguistica delle gag, nella creazione di personaggi memorabili, nella perfezione dei numeri musicali, nel far convivere comicità e impegno politico.

Il film rappresenta il raro caso di un film comico velato di morte in cui si ride — e molto — senza mai irridere la tragedia. Memorabile la scena iniziale, tipico esempio di meta-cinema alla Brooks: mentre i due protagonisti litigano in polacco, una voce narrante — udita anche dagli stessi personaggi — avverte che per preservare la sanità mentale degli spettatori la lingua sarà immediatamente convertita in inglese.

Il motivo? Stella Solitaria Bill Pullman e il fido Rutto John Candyavventurieri galattici, partono per salvarla; ma dovranno fare i conti col malvagio Lord Casco Rick Moranisspietato generale al soldo di Scrocco. Di nuovo! La storia è quella del multimilionario senza scrupoli Goddard Bolt Brooksche scommette con un concorrente di poter sopravvivere per un mese in un quartiere povero di Los Angeles senza utilizzare né i suoi soldi né il suo potere.

La regia è stranamente anonima, quasi televisiva, ma il film è sincero e tutto sommato divertente. Brooks cita, omaggia, deride qualunque film che gli venga in mente, ma raramente dimostra di saper ancora fare ironia e comicità intelligenti.

Siamo nella Transilvania del Giunto in Inghilterra, il conte inizia ad insediare le giovani donne sue vicine di casa, lasciando loro strani segni sul collo.

Che sia un vampiro? Negli anni a seguire Brooks si limita a prendere parte a diversi progetti come attore o come produttore. Qualunque parere si abbia su Brooks e sulla sua opera, è innegabile che essa abbia influenzato in maniera importante il cinema comico degli ultimi anni.

La formula è pressoché sempre la stessa: si prendono uno o più elementi dei film di successo di quel periodo personaggi, trame, situazioni e li si esaspera per ottenere effetti comici esilaranti.

Nei film del trio ZAZ, invece, sono le gag — sparate a fuoco ininterrotto — a delineare una trama spesso inconsistente. Una scelta che paga solo nel momento in cui si dispone di molte gag di qualità: se le polveri di alcune trovate comiche sono bagnate, lo spettatore finisce per annoiarsi. Nonostante esordi notevoli i successi del trio ZAZ la comicità parodica di Brooks non ha avuto dunque eredi degni di questo nome.

Forse perché, nonostante le apparenze, riuscire a fare ridere lo spettatore cinematografico non è affatto impresa facile.