Degradazioni della personalità ad alcolismo

UNA SQUALLIDA SERATA IN TRIP..

Amo il marito ma beve

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Antonio Vigilante, "L'educazione è pace. Scritti per una pedagogia nonviolenta", Edizioni del Rosone, Foggia Antonio Vigilante. Studio su Danilo Dolci Scritti per una pedagogia nonviolenta A. Lavora sodo, cura le piante in da quando sono semi, poi divengono rametti, alberi.

Intercetta i momenti migliori in cui darle acqua. È educazione? Le piante sono educate, curate, ben trattate e il giardiniere, mediante il suo lavoro, le deve conosce- re e comprendere per poterle coltivare.

Attraverso gli stimoli che propone alle piante e le risposte che riceve anche il giardiniere imparerà da loro. Ma non abbiamo considerato un degradazioni della personalità ad alcolismo le piante non parlano; non propongono; non hanno un pensiero complesso. Rispondono agli stimoli. La relazione tra il giardiniere e le piante non è simmetrica, per quanto possa essere perino reci- proca: di benessere comune, anche di dialogo interiore, magari mistico. Non è simmetrica.

Il maestro, la maestra se ne prende cura, le comprende, le nutre anche con buone intenzioni, ma non entra in una relazione complessa, perché si limita a percepire le rispo- ste che ottiene.

Le piantine si adattano al giardiniere. Le piante non possono far altro che appassirsi o iorire per co- municare. Hanno un mondo espressivo limitato. Sono dipendenti da questa azione. Diicile educarsi quando ci sono esseri umani coinvolti, con le proprie soggetti- vità, le proprie emozioni, le proprie paure, speranze, i propri modi di comunicare, le proprie visioni politiche. La relazione educativa nella prospettiva di Antonio Vigilante deve essere simmetrica, aprire spazio per il dialogo.

Si interrompe bruscamente la relazione soggetto-oggetto e si apre una relazione tra soggetti egualmente coinvolti nel processo educativo. Sperimentare la politica vuol dire renderla esperienza e non delega o sottomissione: creare una scuola di esperienza, sperimentarsi. La scuola è ancora lontana dal realizzare questi spazi.

E lo è perché la società capitalista le chiede questo. Educare alla competitività, mettere gli uni contro gli altri, vuol dire non contraddire e inevitabilmente riafermare un si- stema sociale di disgregazione, atomizzazione, isolamento che poi sarà utilissimo ad accettare la precarietà nella vita e nel lavoro. A cosa ci educa la precarietà? E ci siamo; il circolo si chiude ed è un circolo vizioso: competizione- precarietà-competizione.

Certamente non vorrà essere disturbato e in campo pedago- gico ha disegnato il sistema delle competenze per dormire tran- quillo: delle competenze e non delle relazioni sociali. Perché la stessa parola competenza indica un capitale, un bene valutabile individualmente, ed è mutuato dal mondo delle imprese.

L'educatore è il punto terminale della tensione dell'e- ducazione, che è appunto un processo che va dall'educando all'educatore — dal iglio al genitore, dallo studente al docente. Non è educazione autentica, ma oppres- sione. Dal libro nascono domande, non certezze acquisite, ma con- vinzioni in formazione, aperte al cambiamento. La relazione tra educazione e pace è vissuta, dunque, in modo dinamico. Su alcuni di loro Vigilante ha scritto molto: ricordiamo i suoi libri su Gandhi, Capitini, Dolci, le collaborazioni con la rivista Azione Nonviolenta, la direzione della rivista Educa- zione Democratica.

Ci si crede liberi perché si è presi nell'illusione dello spettacolo consumistico La relazione tra educazione e pace, quindi, non è diretta, non immediata, non è scontata. È un processo, un cammino anche tortuoso che non esclude il conlitto e la critica sociale alla vio- lenza.

Al capitalismo interessa che il conlitto sia simulato, sia ridotto a un talk-show, sia in un certo senso, alienato in una iction. Senza conlitto sociale, ci impongono la precarietà, la disoccupazione, il dominio.

È aprire gli occhi difronte alla distruzione sistematica della socialità imposta dei falsi consumi e richiuderli cercando di capire le ragioni e co- struendo alternative possibili.

Educazione è pace? Tutte le buone intenzioni sono per il futuro, tutte le cattive prassi sono per il presente. Un momento importante di questo tentativo di rilessione è il ripensamento della relazione educativa. Tra le altre cose, sostengo in questi saggi la necessità di introdurre la pratica della meditazione nelle nostre istituzioni educative, per la degradazioni della personalità ad alcolismo opportunità di conoscenza di sé che esse ofrono.

Il titolo di questo libro richiama quello di un libro di Enrico Peyretti, tra i più lucidi testimoni nel nostro paese di una cultura della pace e della nonviolenza: La politica è pace Cittadella, Assisi La politica esiste ino a quando esiste la pace; il suo compito è esattamente quello di creare e custodire la pace. Quando la pace non c'è più, quando scoppia la guerra, la politica è morta.

La guerra non è la continuazione, ma il degradazioni della personalità ad alcolismo della politica. Ora, c'è una relazione essenziale e reciproca tra politica ed degradazioni della personalità ad alcolismo. La politica rende possibile l'educazione, l'educazione rende possibile la politica.

Una politica intesa come pace, vale a dire una politica autentica, crea le condizioni per una educazione intesa come pace. Nei sistemi violenti e totalitari, l'educazione è compromessa.

Non è consentito uno sviluppo libero e multidimensionale della personalità, e l'educazione è al servizio dell'ideologia ed agisce come modellamento, ossia in modo violento. Basti pensare ai balilla durante il Regime fascista, all'educazione militare, all'autoritarismo, al fanatismo, all'inquadramento ideologico, alla chiusura culturale della scuola fascista.

D'altra parte, una educazione come pace è la premessa migliore per avere una politica di pace. Attraverso l'educazione si degradazioni della personalità ad alcolismo — si cerca di costruire — il mondo di domani, che dovrà essere migliore di quello di oggi. Non solo. L'educazione è già anticipazione di questo mondo: essa si sforza per quanto possibile di realizzare qui ed ora situazioni libere dalla violenza, costruisce strutture di potere che resistono al dominio e mostrano la possibilità di una alternativa ad esso.

Poiché tutti i saggi qui raccolti sono il risultato di una medesima rilessione sulle possibilità ed i modi di un'educazione nonviolenta, mi pare tuttavia che il libro abbia una sua organicità ed unità di fondo. Non che manchi, naturalmente, la consapevolezza dell'impor- tanza dell'educazione per creare una civiltà paciica, che è anzi il centro stesso della loro rilessione pedagogica; man- ca invece un percorso speciico all'interno della più ampia impresa educativa.

In altri termini, l'educazione alla pace è l'educazione tout court. Solo educando, vale a dire la- degradazioni della personalità ad alcolismo e lottando perché le persone possano sviluppare pienamente, liberamente, senza paura sé stessi, si superano la violenza, il dominio, la guerra. L'educazione alla pace è una educazione settoriale, si aianca alla educazione alle democrazia, alla legalità, alla afettività eccetera, come se si trattasse di completare con dei dettagli anche se con det- tagli decisivi il piano formativo generale.

Di più: il rischio è quello di mirare ad adeguare, attraverso l'educazione, un certo modello umano, considerato desiderabile, di per- venire degradazioni della personalità ad alcolismo una sorta di personalità paciica o nonviolenta. Una tale progetto pedagogico, che sulle prime appare as- solutamente condivisibile, è in realtà viziato alla radice da una impostazione violenta, poiché c'è violenza ogni volta che si cerca di plasmare il libero divenire di un essere uma- no secondo un modello prestabilito.

Non si riletterà mai abbastanza sul rapporto tra educa- zione e violenza. Non mi riferisco nemmeno alla violen- za di concezioni educative oppressive e totalizzanti, qua- li quelle documentate e denunciate da Alice Miller. Mi riferisco alla violenza sempre in agguato nel pensare, nel tentare la prassi educativa, anche quando questo pensare, questo tentare sono mossi dalle migliori intenzioni. Leggiamo Rousseau, il padre della pedagogia moderna: Fate esattamente il contrario del vostro allievo — scrive nell'E- milio - : lasciategli sempre credere di essere lui il padrone, ma siate sempre voi ad avere le redini in pugno.

RousseauPadrone, redini, soggezione. La relazione educativa è una relazione di potere. L'obiettivo è lo stesso della peg- giore pedagogia nera, ma lo strumento è più rainato.

Non va molto diversamente nelle nostre scuole e nelle nostre fa- miglie. Il docente, il genitore hanno una certa idea di dove vogliono portare l'alunno, il iglio; hanno richieste, degradazioni della personalità ad alcolismo soddisfacendo le quali si diventa bravi alunni e bravi igli; ed hanno un sistema degradazioni della personalità ad alcolismo punizioni, di disconferme, di umi- liazioni per quei igli e quegli alunni che non sono come loro desiderano.

Non meraviglia che le scuole e le famiglie siano spesso luoghi senza pace. È diicile negare che espellere qualcuno da un gruppo umano sia una forma di violenza. Si obietterà che è una violenza necessaria ed degradazioni della personalità ad alcolismo. Ne convengo; ma con una precisazione: in questo conte- sto.

Vale a dire, nelle società capitalistiche, la cui legge è la degradazioni della personalità ad alcolismo sfrenata, appena contrastata dalla retorica sulla democrazia e i diritti umani. Cosa diversa è educare nella pace. In questo caso l'enfasi non è degradazioni della personalità ad alcolismo ine futuro dell'educazione, sul modello pensato dall'educatore che lo studente o il iglio devono realizzare.

È opinione difusa tra i pedagogisti e gli educatori che ogni relazione educativa non possa che essere asimmetri- ca, riguardare cioè persone che sono su piani diferenti. È il degradazioni della personalità ad alcolismo di quei genitori o docenti che si pongono come amici dei loro igli o studenti, di fatto, degradazioni della personalità ad alcolismo dice, abdicando al loro ruolo.

Ainché vi sia educazione occorre che vi sia una giusta distanza. Questa opinione è legata a doppio ilo alla concezione della educazione come imposizione di un modello umano. L'educatore è il punto terminale della tensione dell'educazione, che è appunto un processo che va dall'e- ducando all'educatore — dal iglio al genitore, dallo studen- te degradazioni della personalità ad alcolismo docente. I primi diventano come i secondi; i secondi fanno da modelli per i primi.

Ora, la caratteristica di degradazioni della personalità ad alcolismo fa da modello è quella di restare immobile. Il docente e il genitore impegnati in una relazione educativa asimmetrica sono issi, fermi nella loro presunta perfezione. Abbiamo qui una doppia violenza.

In una rela- zione educativa simmetrica l'educatore non è un modello isso, né l'educando tende verso di lui. Entrambi tendono degradazioni della personalità ad alcolismo qualcosa di ulteriore. Sono entrambi in ricerca del vero, del bene, del bello, del giusto. Queste cose non sono possesso sicuro del docente o del genitore; anche lui è alla ricerca.